giovedì 6 settembre 2012

Decisioni.

I Sopravvissuti si lasciarono alle spalle i resti del Morto. Accompagnarono Buck ed i suoi uomini, assieme a quelli di Habbot, al rifugio dei predoni. Per la prima volta dopo la tragedia del primo Rifugio, avevano la sensazione di essere di nuovo a casa, protetti. C'erano uomini ben armati, donne, bambini, che sembravano continuare la loro esistenza tranquillamente. Sembrava quasi impossibile; avrebbero giurato che sarebbero passati giorni e giorni dal momento in cui avrebbero potuto tornare a sorseggiare un pasto caldo, ma il destino aveva altri piani... Mentre Iris veniva curata dal medico della banda, fu subito chiaro che il nervosismo stesse serpeggiando fra le persone che li avevano accolti. Mangiando, Jean, Bob, Heath e Mark vedevano quello strano Habbot parlare insistentemente con Buck. Parole veloci, nervose, che sembravano mettere in agitazione entrambi. La nottata passò tranquilla, per quanto possibile, mentre la mattina dopo tutti cominciarono a capire che quella calma apparente, quel paradiso, nascondeva qualcosa di pericoloso. No, Buck e Habbot non erano i soli ad essere nervosi. A Bob bastò uno sguardo in più, lanciato alla persona sbagliata, per rirovarsi azzoppato per benino con un calcio ben assestato. Nervosi, tutti troppo, troppo nervosi. Ma non era tutto. Habbot, il misterioso Habbot, non perse altro tempo e decise di avvicinare i nuovi arrivati, Heath in testa. Tornò a parlare dei Cavalieri della Corona Insanguinata e della necessità, per tutti i sopravvissuti d'Inghilterra, inclusi Buck ed i suoi uomini, di tentare di ricostruire uno stato pacifico, in cui si potesse vivere. Presto lo strano soldato ne parlò anche con altre persone all'interno del rifugio. A molti sembrava follia, pura follia. Non ad Iris e agli altri. Sapevano cosa sarebbe successo a quel posto se una svista, un infarto o chissà cos'altro avessero ucciso qualcuno all'improvviso. Non sarebbero rimasti lì un minuto di più. Non sapevano chi fosse Habbot, né se nascondesse qualcosa, ma solo il fatto che fosse arrivato con un carro armato e tanti uomini armati li rendeva più speranzosi in lui. Heathcliff sapeva che tutta la situazione, tutte quelle vite, erano sospese. La fine sarebbe potuta arrivare fra un'ora, due, o forse fra un anno, ma prima o poi sarebbe arrivata. Decise di parlare con l'unica persona che avesse avvicinato in quelle poche ore, senza problemi, senza remore. Avvicinò Lizzy, la donna di Buck, e le parlò. Non fu facile, perché qualcosa, dentro di lui, lo faceva sentire a disagio, come se Lizzy gli provocasse altri tipi di sentimenti... ma proprio per questo doveva dirle la verità. Doveva dirle che prima o poi lei, suo marito e chissà chi altro sarebbero potuti morire, se rimanevano lì, soli, mal equipaggiati, nella campagna... La prese da parte, le parlò. La spaventò con le sue parole e forse ne gioì, perché solo la paura avrebbe potuto spingere una persona a tornare ad attraversare le Terre Perdute per andare chissà dove. Non seppe cosa disse in sua vece a Buck, né cosa pensasse davvero, ma il giorno dopo Buck indì un concilio fra tutti gli abitanti e, nonostante le resistenze più ovvie, ordinò di partire, di abbandonare quel piccolo casale diviso dal mondo esterno soltanto da un muro. Il giorno dopo la band a di Buck ed i nuovi arrivati partirono, lasciando un rifugio sicuro per una nuova terra promessa. Una nuova Inghilterra, in cui forse avrebbero potuto rifarsi una vita. Il serpentone umano di disperati cominciò a muoversi verso nord, fra le campagne attorno Londra.

Nessun commento:

Posta un commento