sabato 25 agosto 2012

Il Demone.

Quando gli uomini nel Cromwell scesero e vennero verso Iris e Bob, i due si ritrovarono davanti un anziano in uniforme militare con una folta barba. I suoi uomini avevano già catturato i predoni e li avevano portati presso il carro, mentre lui sembrava più interessato a sentire la storia dei tre appena usciti dal rifugio. Disse di chiamarsi "capitano Habbot", e di essere un soldato con un passato da uomo di spettacolo, e questo spiegava ad Iris, Bob e ad un ancora rintronato Mark perché fosse così espansivo, teatrale, addirittura effemminato nel suo modo di essere. Habbot rivelò quasi subito perché i suoi uomini fossero lì, in quei momenti: disse di far parte di un'organizzazione conosciuta come Ordine della Corona Insanguinata. Un gruppo di aristocratici sopravvissuti, pronti a sfidare i Morti per ricostituire un nucleo monarchico capace di governare sul Regno Unito. Di nuovo. Ancora una volta. Al rifugio dei briganti che li avevano catturati, Heathcliff e Jean avevano cominciato a fare conoscenze fra i banditi. Banditi non cattivi, sembrava: avevano donne e bambini che li aspettavano nel rifugio, cercavano di vivere ricostruendosi una vita normale, come si era cercato di fare anche alla fattoria fortificata adesso divenuta un macello... era strano, ma Heathcliff poteva quasi sentirsi a casa. C'era una donna, fra le tante, che forse lo aveva conquistato, anche se era lì solo da poche ore. Si chiamava Lizzy, ed era la moglie di Buck Slyer, il capobanda. C'era qualcosa, in lei, che era riuscito a fargli puntare lo sguardo solo e soltanto sui suoi occhi verdi. Qualcosa di dolce ed inatteso, in quelle terre. Heath, tuttavia, non poteva neanche immaginare quanto gli stati d'animo di Iris e Bob fossero diversi dai suoi, in quei momenti. Viaggiare in un carro armato era comodo e sicuro. Una sicurezza quasi dimenticata. Una sicurezza straordinaria. Viaggiare per le campagne su quel mostro di metallo faceva dimenticare l'orrore là fuori. Era straordinario. Era come essere ancora dentro il rifugio, in un certo senso. Protetti. Sicuri. Armati. Questo, nelle Terre Perdute, era come essere protetti dalla mano di Dio. Ma c'era qualcosa in agguato. D'un tratto i soldati che seguivano a piedi il tank si erano fermati. Fermati lì, in mezzo alla campagna. Ed anche il carrista non guidava più. Fermi lì, in mezzo al prato, come colti dalla paura. Come se stessero guardando qualcosa all'orizzonte, qualcosa che li aveva completamente rapiti... rimasero tutti in silenzio, a guardare, per alcuni minuti. Provarono a mettersi alla guida del carro, a spronare i soldati, ma nulla. Nessuno si muoveva. Nessuno. Solo uno dei Cavalieri era rimasto in possesso delle sue facoltà: il capitano Habbot. Nessuno degli altri si mosse neppure quando un gruppo di Morti selvaggi arrivò da oltre le colline ed iniziò a banchettare con i militari. Banchettare, sì. Proprio la parola giusta. A poco servirono i colpi di cannoni sparati da un coraggioso Habbot, o lo stupido avventurarsi di Bob e Mark fuori dal carro con le asce in mano. Nessuno dei soldati del capitano si salvò. Era sera quando, guidati dai racconti dei due predoni prigionieri ancora in vita perché con loro nel carro, gli sventurati arrivarono nel fitto bosco nel quale la banda di Buck aveva trovato rifugio. Iris, Bob e Mark furono chiari con Habbot: sarebbero andati a prendere i loro amici Jean e Heath, e con loro sarebbero rimasti per sempre. Habbot li lasciò andare, pur non essendo sicuro che fosse la scelta più saggia. Avrebbe voluto portarli con sé, presso l'Ordine della Corona Insanguinata, forse per farli divenire parte della misteriosa "nazione" che stavano rifondando. Iris attraversò il bosco con i suoi compagni, ma rimase indietro. Fu allora che udì le parole che la fecero sobbalzare: "Allora, Iris, che pensavi di fare con me?". Si voltò, raggelata. Dio mio. Il signor Phelps era lì, di fronte a lei, con la sua gola squarciata, la pelle pallida, il sangue in bocca. Era lì, e non ci pensò molto ad avventarsi su di lei. La afferrò. "Sono Morto, Iris... e presto lo sarai anche tu...". A poco valsero le preghiere della ragazza. Cominciò a morderla. In poco Iris sentì un dolore lancinante in faccia. Le aveva portato via una guancia senza pietà, poi, quasi volesse divertirsi, il Morto colpì altre zone del suo povero corpo, senza che la ragazza potesse liberarsi. Era freddo e potente. Freddo e potente. "Sei Morta, Iris... sei Morta...". La ragazza si sentì persa, i suoi occhi cominciarono a chiudersi. Era certa che lui le stesse facendo qualcosa... la stesse addormentando, come aveva fatto con i militari di Habbor durante il viaggio. Era lui. Phelps, che era fuggito dal rifugio per non ucciderli... cos'era diventato? Un assassino? Un diavolo dell'inferno? Senza dubbio, il Morto più potente che avesse mai visto. "FERMATI, BASTARDO!". Il grido di Bob interruppe il momento; quando arrivò, con l'ascia fra le mani, e la calò su Phelps, nacque uno degli scontri più violenti che Iris avesse mai visto. Era forte. Troppo forte per loro. Ma forse la fortuna cominciava a sorridergli. In due colpi le asce di Bob e dei suoi compagni riuscirono a tranciare le gambe del Demone, appena prima che qualcuno, dal rifugio dei Predoni, arrivasse a soccorerli. Iris, ancora tremante e con il sangue che le scendeva giù dal viso, vide il Morto ridotto in pezzi dai loro salvatori e pregò di non vedere mai più una cosa del genere in vita sua. Ebbe paura, poi, quando sentì altri passi dalla boscaglia. Temeva il peggio. Temeva che qualche altro Morto stesse arrivando per completare il lavoro. Ma quando i nuovi arrivati uscirono fuori ed arrivarono d'innanzi a loro, non poté non prendere un respiro di sollievo: Habbot era tornato, ed era di fronte a loro. "Abbiamo sentito gridare!".

mercoledì 22 agosto 2012

Fuori.

I Sopravvissuti non seppero dire quanto a lungo durò l'annientamento degli ultimi Morti nella fattoria, se pochi minuti o intere ore, perché nessuno di loro aveva un orologio funzionante. Semplicemente, quella lotta fu ancora più infernale dell'altra. Erano in guerra. Erano di nuovo in guerra, non si potevano fermare un momento. "IL PADRE HA RICHIAMATO A SE' I FIGLI NELL'IMMENSITA' DEL SUO GIUDIZIO, CONVERTITEVI ALL'ONNIPOTENTE!". Ecco, quello era il vero problema. Il revendo Castle, uno di loro, aveva ceduto alla follia, e cominciato ad usare il carburante per la motocicletta di Heathcliff per inondare i Morti e dargli fuoco. Solo, non stava inondando solo essi, ma anche i Talbott, il vecchio Nathan Phelps ed il povero Arthur Metcalf. "INCHINATEVI ALL'ONNIPOTENTE!". I tre Morti là sotto divennero intanto quattro, quando anche Pheps fu ucciso dal cadavere affamato di Burton e Metcalf venne colpito da un proiettile vagante. Accadde tutto troppo veloce. Troppo veloce perché Jean ed Heathcliff non decidessero di portare a termine l'orrido piano del Pastore, per distruggere tutto e tutti, sopravvissuti e Cadaveri assassini. Mors tua, vita mea.
Quando fuggirono dal sotterraneo in fiamme, con loro c'era anche Phelps. Era Morto, ma si era rialzato come se nulla fosse, con un terribile squarcio sul collo. Era Morto e non sapeva di esserlo. Nelle ore successive, tutti tentarono di riposare come meglio potevano, mentre di fronte a loro il Morto continuava a tentare di parlare con loro o a comportarsi "normalmente". Non fosse stato per la ferita, l'avrebbero scambiato per il solito, vecchio Phelps. Mentre i resti dei loro compagni, alcuni dei quali erano stati ammazzati da loro stessi, venivano inghiottiti dalle fiamme, l'angoscia per ciò che l'anziano volesse da loro aumentò sempre più, finché il Morto non comprese. "A questo punto, cosa dovreste fare?" si ritrovò a chiedere alla spaventata Iris. Tutti tremarono. Sapevano che Phelps avrebbe potuto t ranquillamente lanciarsi su di lei per ucciderla e cibarsene. Ma non successe. In men che non si dica, coraggiosamente, il Morto preferì scappare dal rifugio prima che i suoi istinti si scatenassero. Non disse nulla, non dette una spiegazione. Sparì nei boschi, facendo perdere le sue tracce. La notte passò tranquillamente, per quanto possibile. Iris aveva incubi che la costringevano a piangere sommessamente nel suo giaciglio, Mark Gillers, l'uomo venuto dalla Scozia, era in stato catatonico. Alle loro narici arrivava l'odore acre della carne bruciata. Assassini a sangue freddo. Ecco cos'erano. La mattina dopo non ci fu tempo per pensare. Andare verso Londra, a nord, era l'unica soluzione. Heathcliff e Jean decisero di partire con la moto, lasciando gli altri tre al rifugio, per fare una perlustrazione sulla strada. Non fecero neanche un'ora di viaggio, quando i predoni che infestavano le colline li accerchiarono e li presero prigionieri. Uomini in uniforme, con pezzi di divise inglesi ed americane indosso. Banditi senza pietà. Jean ed Heathcliff furono costretti a parlare, a dire dov'erano i loro compagni, ed una spedizione fu inviata a prenderli. Quando gli assalitori arrivarono d'innanzi al fortino, Iris, Bob e Mark capirono subito chi erano. Troppo mal organizzati e rozzi per essere veri soldati venuti a prenderli per portarli chissà dove, come dicevano di essere. In ogni caso, non ci fu tempo per pensare a chi fossero. Dalla cima della collina arrivò qualcosa, qualcosa di grosso. Tutti si voltarono in quella direzione, e videro un gigantesco carro armato, scortato da alcuni uomini, avvicinarsi. "In nome della Ricostituita Corona d'Inghilterra, arrendetevi ai Cavalieri!".

domenica 19 agosto 2012

Christine.

La vita nel rifugio non era difficile. Non quanto vagare per le Terre Perdute, fucile alla mano, zaino in spalla, alla ricerca anche solo di un oggetto che possa permettere la sopravvivenza un giorno in più. Nel rifugio di Upottery non era così. Una piccola fattoria, molto antica, fortificata dai sopravvissuti che vi arrivarono nel 1953. Un gruppo di ex-militari e cvili disperati, che dal '44 avevano tentato di sopravvivere come meglio avevano potuto. 1944. Tredici anni prima. Nel rifugio la vita non era difficile. Non c'erano attriti, non c'erano problemi di sorta. Coloro che avevano sentito storie di altri rifugi in cui gli abitanti si erano scannati fra loro per il cibo o il potere consideravano quella situazione di relativa pace una benedizione del Cielo. Quasi un tentativo di Dio di farsi perdonare per il fatto di aver mandato il Mondo a puttane. C'era abbastanza cibo, c'erano armi a sufficienza per cacciare e difendersi da predoni, Morti o animali selvaggi. Nel rifugio sopravviveva anche una famiglia. Padre, madre ed una ragazzina di sei anni, Christine. Giocava con le costruzioni di legno che Burton, il capoclan, aveva intagliato per lei. Era felice. Passare da una vita così facile ad una situazione di orrore assoluto fu ancora più semplice. Bastò che il vecchio Sinclair morisse per un attacco di cuore per scatenare l'inferno, per far sì che il rifugio si trasformasse in una trappola mortale. Heathcliff era uscito per una battuta di caccia con la sua squadra. Lui, Jean, Iris, Mark e Bob, l'americano. Avevano trovato un Morto dalla faccia ridotta in brandelli, lungo la strada, ma erano riusciti a superarlo. Questo era troppo. Ad essere colpita, ora, era la loro casa. Corsero dentro la fattoria, con le armi in pugno. Stava succedendo qualcosa di orribile, là dentro. Scoprirono cosa quando furono sulla soglia della struttura. Due Morti vennero verso di loro. Forse non erano neanche gli unici. In preda alla fame, si gettarono sui nuovi arrivati. La fame. La fame di un Morto lo rende più pericoloso di una scossa elettrica, o di un cane idrofobo. La fame di un Morto è un'arma di distruzione di massa. Il combattimento fu lungo, spietato. A colpi di ascia. Tutti si dettero da fare, mostrando un coraggio su cui speravano di non dover mai fare affidamento. Iris con la Webley, Jean ed Heathcliff con le loro scuri, Bob con il machete, Mark con le pistole, sfidarono i due Morti ed alla fine ebbero la meglio. Erano comunque tristi. Doppiamente tristi: uno dei due Morti era la piccola Christine Talbott. L'altro, invece, il povero Sinclair. Ma non c'era tempo di disperarsi: dalla cantina della fattoria si alzavano ancora le urla dei sopravvissuti. Non era finita.